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La ricetta italiana di MuseoMix? A Reggio si discutono gli ingredienti

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News da un pomeriggio intensissimo di racconti e considerazioni che ha visto riunita la community italiana di MuseoMix al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia.

Sono arrivate circa 40 persone da tutta Italia all’incontro fortemente voluto dall’IBC e dai Musei Civici di Reggio Emilia. Come previsto si è partiti dalle testimonianze di coloro che hanno vissuto da protagonisti uno dei MuseoMix organizzati in 10 musei del mondo, per trarne spunti e insegnamenti verso la costruzione di un modello italiano.

Appena rientrati da Nizza, Elena Bertelli e Federico Borreani di BAM! Strategie Culturali hanno avviato la sessione con un resoconto di MuseoMix al Musée National du Sport al quale hanno partecipato come osservatori esterni, guidati tra un pitch e un crash test dalle guide dell’organizzazione MuseoMix Azur, alla scoperta dei segreti per la buona riuscita dell’evento. Il loro intervento era mirato a sottolineare gli elementi fondamentali per poter realizzare un MuseoMix e potete sfogliare qui la loro presentazione. Il focus sul lavoro delle équipe di sviluppo dei prototipi è stato  poi presentato da Daniele Pario Perra, membro di IBC e presente a Nizza in quota Creative Museum che ha sviluppato un dispositivo a forma di torcia olimpica per accompagnare il visitatore in un tour interattivo del museo. Dal Musée du Sport sono arrivati stanchi ed entusiasti con i loro racconti anche Marco Di Paolo ed Elisa Venuti, interno a un’equipe come comunicatore il primo e osservatrice esterna la seconda.

Dal Belgio, invece, sono arrivate Anna Chiara Cimoli e Maria Chiara Ciaccheri di ABCittà: hanno fatto parte di una équipe, rispettivamente a MuseoMix al Musée Royal de Mariemont e a MuseoMix al Museum of fine arts di Gent. Il loro racconto, riassunto in questa presentazione, ha messo in evidenza le peculiarità del format, compresi punti di forza e debolezza.

Proprio da questi elementi, su cui tutti i partecipanti ai diversi eventi si sono trovati concordi, è partito il dibattito, finalizzato a chiarire i dubbi dei più, sull’utilità di realizzare MuseoMix e sull’applicabilità di un formato come questo al contesto italiano.

Molti i vantaggi emersi dalle discussioni, come la possibilità di innescare un cambiamento nel modo di lavorare all’interno dei musei, fianco a fianco con nuovi professionisti, aprendo così il museo alle comunità locali e al mondo esterno. MuseoMix, come hanno sottolineato alcuni, ha il merito di essere un format realmente collaborativo, in cui non esistono posizioni subordinate ma tutti si è chiamati a cooperare per realizzare in tempi strettissimi un prodotto che possa migliorare la fruizione delle collezioni.

Museomix è sicuramente un’iniziativa che può attrarre nuovi pubblici al museo: fablab e tecnologie d’avanguardia hanno infatti una forte attrattiva.

Ai molti scettici che hanno obiettato che i musei italiani forse non sono pronti per questo tipo di invasione, si è risposto all’unanimità che MuseoMix può essere riscritto secondo modalità che possano renderlo adattabile a collezioni molto eterogenee, ambienti non propriamente high-tech e conservatori sul piede di guerra. Come? Riponendo molte energie nei momenti di mediazione con cui si avvia l’organizzazione di MuseoMix una volta accettata la candidatura – i famosi Aperomix, durante i quali sarà il caso di far scorrere fiumi di alcol.

Un altro importante argomento di discussione su cui i presenti hanno convenuto è l’importanza di rapportare il livello di sviluppo tecnologico dei prototipi al livello di innovazione dei nostri musei: probabilmente alle équipe non serviranno droni o software complicatissimi per realizzare un prototipo realmente utile… ma elementi analogici da ripensare ed elaborare in modo innovativo, così da proporre ai pubblici nuovi percorsi di scoperta.

In tutto questo fervore i Musei Civici di Reggio Emilia che hanno ospitato l’incontro non si sono certo limitati a osservare: tanti i partecipanti tra i dipendenti dei musei, dalle sezioni didattiche ai conservatori, dalla direzione ai comunicatori. Tra gli interventi più incoraggianti quello della direttrice Elisabetta Farioli che ha affermato come MuseoMix possa avere elevato valore formativo per il personale e portare allo sviluppo di nuove competenze, essenziali per un museo che voglia restare al passo coi tempi (e i Musei Civici di Reggio, con un fablab presente al loro interno, pare proprio che abbiano questa intenzione!).

Cosa fare dopo questo brainstorming? Se sei un operatore culturale affina il fiuto e trova i musei da candidare a MuseoMix 2016, proponi loro il format e contattaci se hai bisogno di supporto! Se sei un museo e vuoi intraprendere questa avventura scrivici, attiveremo la community!

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